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Mané
“...certo, non sarò bravo come Edi Orioli o Giò Sala, però oggi mentre filavo a 100km/h sulle dune...un po’ come loro mi ci son sentito...”
E’ stata un’avventura di quelle che non scordi facilmente, di quelle dove devi guadagnarti ogni singolo metro, dall'inizio alla fine, ma che proprio per questo ricordi con più piacere :-))))
Quando vai incontro a qualcosa di nuovo, sia esso un esame o un viaggio, passi ore, giornate a preparare tutto al meglio sperando di non trovarti impreparato di fronte agli ostacoli che ti si presenteranno; e allora vai di chiavi inglesi, di smonta e rimonta, prova, no, non va “Paolooooo??? Scusa se ti rompo le scatole per la 1367 volta ma la modifica che mi hai consigliato non va- Fatto questo? Si – Hai fatto questo? Si – e allora rismonta tutto - Cazzo cazzo Paolo avevo dimenticato i tappi di scottex sull’aspirazione :-(((((( che cretino che sono!” Poi la frenetica cernita/ricerca dei pezzi di ricambio della moto… manco chi partecipava alla Dakar aveva tutti quei pezzi! E l’abbigliamento? Come mi vesto? E la tenda? Ci vuole buona che poi farà freddo… “ti presto la mia…” “ma ci sono i buchi, prendo la mia che è vecchia ma è ancora in ordine”…le ultime parole famose. Poi ore ed ore a leggere report, a cercare di carpire ogni segreto, vedere cosa hanno fatto e cosa non hanno fatto gli altri… prepararsi mentalmente a quel posto cosi diverso.
MINCHIATE!
Non si è mai pronti ad affrontare il deserto, che ti chiami Orioli o Vatanen! Il deserto è qualcosa di apparentemente morto, ma che in realtà è vivo e ha pure un’anima, ve lo dico io! E’ un po’ come una sirenetta, ti chiama con una voce soave: impossibile resistere al suo richiamo, una volta udito farai di tutto per raggiungere questa chimera! Ti chiama a sé e una volta che ci sei dentro sei fregato: non riuscirai mai più a tornare indietro! Se sarai bravo il tuo corpo proverà a ribellarsi a queste misteriose forze della natura e a tornare indietro… ce la farai (forse), ti illuderai di essere tornato alla vita comune ma ogni qualvolta toccherai la sabbia o vedrai una collina la cui forma ricorda le linee perfette di una duna ecco che ti accorgerai che una parte di te è ancora lì e vaga sperduta tra l’Akakus e il Morzuk. I “reduci” dal deserto sono una sorta di vampiri, una volta morsi vagano in eterno alla ricerca di sangue fresco... ops volevo dire di dune fresche. Si narra di alcuni reduci che vagano da anni sulle spiagge dell'adriatico alla ricerca del più piccolo dei dislivelli e che con fare da bambino esclamano: “Guarda che bella duna di 2,5 cm! Dai che ci salgo sopra!” :-PPPPPP
No, nessuno di noi per quanto bravo può essere mai pronto ad uno spettacolo del genere, nessuno è mai pronto a lasciarci il cuore, ma questo chi scrive i report furbescamente non lo dice mai.
E cosi dopo lunghi e laboriosi preparativi, il 23 dicembre parto dalla mia ditta alla volta di Alba dove lascerò la moto qualche giorno per andare a festeggiare il Natale in Svizzera che è giusto di strada per la Libia... o no? Boh, a me hanno detto di si :-))) Alla partenza vengo confortato dai soliti colleghi “ma chi te lo fa fare!... Ma dove vai, stattene qua… tu sci matto!... mi raccomando vai piano Manuè (raccomandazione di una madre di famiglia)” qualcuno non commenta ma sotto sotto pensa: “dove vuole andare questo co stà moto? Gliel’ho detto che ci vuole un mono…” - “Ciao ragazzi,” - li saluto – “vi penserò quando scavalcherò una duna!”
Prima tappa Alba (CN) Il viaggio si rivela più difficile di quanto potessi immaginare… nebbia da Ancona e poi freddo… tanto freddo. Sorpasso un’infinità di macchine, macchinine e camion, ma nessuna moto. Il freddo la nebbia il buio e una debole lampadina ad illuminare la mia strada... ho paura, lo ammetto; non so cosa mi spinga a proseguire, la voglia di dimostrare qualcosa a me stesso o forse la voglia di non arrendermi dopo anni passati a piangermi addosso o la voglia di avverare questo sogno bambino… boh, non lo so, non ci penso, cerco di carpire fino all’ultima goccia di questo (strano) momento e tiro dritto per la mia strada tra gli sguardi stupiti dei sardomobilisti. L’incontro con un motociclista inglese di ritorno da Istanbul mi ridà coraggio e mi fa affrontare con un pizzico di buonumore il muro di nebbia che mi si para sulla Torino - Piacenza. Arrivo al casello di Asti, telefonata veloce a Marty poi lo sguardo mi cade sul cupolino…
GHIACCIO!
Ce n’è anche sulla visiera e sugli specchietti! :-||||| Cazzo! Ok non faceva proprio caldo, ma non pensavo che la temperatura fosse scesa cosi tanto. Arrivo da Marty, rimango seduto sulla sella per qualche istante incredulo di quanto successo nelle ultime ore e orgoglioso della mia fida Transalp che anche questa volta mi ha portato a destinazione :-))))
27 dicembre Dopo 3 giorni passati tra vino, dolci, abbuffate, il tutto in una casa calda e accogliente, è ancora più dura risalire in sella per affrontare… il gelo! Un ultimo bacio a Marty in lacrime, ultimi controlli al materiale caricato e mi infilo nella fredda ed innevata Gravellona-Toce direzione Genova. Arrivo al porto, Luca è già lì, Lucia e Simone ci raggiungono dopo pochi minuti. Il tempo di sbrigare le pratiche doganali e siamo sulla nave. Le 24 ore di viaggio non passano mai, per noi è l'occasione per conoscerci meglio. Rimango stupito nel sentire i racconti di Luca, Simone e Lucia: tutti e tre sono stati più volte nel deserto, Lucia addirittura è alla sua seconda volta in Libia; mi sento un lattante di fronte a loro, e inizio ad aver paura di diventare un peso per loro, vabbè ormai son in ballo, laggiù si vedrà.
L’Africa, l’Africa! Un misto di compiacimento e paura accompagna il mio arrivo in Africa. Compiacimento per aver coronato un sogno e un po’ di paura per gli oltre 5000 km da fare. Ma non c'è tempo per pensare, dobbiamo sbrigare le pratiche doganali e dirigere verso sud. I primi km in Tunisia non mi entusiasmano, forse a causa di un’autostrada piatta e anonima, ma avrò modo di ricredermi. Arriviamo a Sfax, facciamo un giro per il centro e poi ce ne andiamo a dormire.
Preghiere nella notte Saranno state le 4 di notte quando vengo svegliato dalle preghiere di una vicina moschea. Non riesco bene a descrivere quello che ho provato, un misto di sensazioni che vanno dallo stupore al misticismo; è in quel momento che mi rendo conto di essere in un paese straniero la cui religione non sempre è stata tollerante nei confronti di noi occidentali.
Libia arriviamo! Una lunga tappa di trasferimento ci conduce fino alla frontiera libica, stavolta niente autostrada e paesaggi sempre più belli. Superiamo la frontiera e ritiriamo le nostre targhe libiche. Il giorno seguente raggiungiamo Ghadamis dopo una lunga trasferta su asfalto. Il paesaggio si fa sempre più brullo e il deserto inizia a mostrarsi in tutto il suo fascino e la sua bellezza. Verso sera andiamo alla scoperta della città vecchia: ci infiliamo in questo pezzo di storia dove l'ingegno e la sapienza dell'uomo hanno permesso alle popolazioni locali di affrontare agevolmente il caldo. Luca si improvvisa guida e ci porta alla scoperta della città descrivendoci la storia, la vita e le usanze di questa meraviglioso posto.
Deserto, arriviamo! “L'ora “X” è scattata, adesso andiamo nel deserto!” :-)))) E' il messaggio un po’ spavaldo che mando a Marty di prima mattina. Carichiamo sul pick-up i nostri bagagli ed andiamo a fare provviste per i prossimi tre giorni. Sono visibilmente teso ed emozionato, qualcuno da molto molto lontano sostiene addirittura di aver visto i miei occhi brillare... “E' fatta – mi dico – anche stavolta i miei sogni hanno avuto la meglio su chi diceva che non ce l'avrei mai fatta!” Dura poco, giusto il tempo di arrivare all'inizio della pista: “Da questo momento in poi non si scherza più: niente più se e niente ma, ci sarò io, la mia moto da una parte, il deserto dall'altra” - penso tra me e me – “forza Mané: occhi ben aperti e gas sempre spalancato” - provo a farmi coraggio.
Ci fiondiamo nei primi km con aria spavalda, dietro le nostre visiere si cela un sorriso a 3756 denti e uno sguardo estasiato tipico dei bambini. Filiamo veloci, e noto che la guida rimane indietro. “volpone di un tuareg - penso - questo la sa lunga; sta a vedere che ci fa sfogare nei primi km e poi ce lo ritroviamo a metà giornata davanti che fila come un treno e noi che non ce la faremo a stargli dietro... stai a vedere...” Scopro finalmente cos'è la tole ondulè e capisco il senso di alcuni racconti letti su internet. Cerco di trovare la velocità giusta per non ritrovarmi la moto smontata in ogni sua parte, ma niente. Provo a passare qualche metro fuori pista, una soluzione semplice ed efficace di primo acchito, ma che mi costerà cara nei giorni a venire. Come avevo previsto nel primo pomeriggio Sharif, la nostra guida, inizia a farci mangiar polvere: lo vedo filare a velocità prossime ai 100 km/h attraverso la pista che si è fatta molto più dritta e pianeggiante. Io continuo a guidare a bordo pista non senza qualche “problemino”: in un paio di casi mi ritrovo a 80 all'ora a infilarmi in qualche wadi e ad uscirne miracolosamente senza conseguenze; sento le sospensioni andare a finecorsa e il paracoppa toccare per terra scavando letteralmente sulla sabbia e sulla ghiaia :-(((((((( In un paio di casi ho rischiato di farmi male seriamente, per fortuna la mia moto e un po’ di sangue freddo mi hanno permesso di uscirne indenne :-))))
Km e km di nulla di strada perfettamente pianeggiante scorrono sotto le nostre Desert; appena ci allontaniamo qualche metro dalla jeep di Sharif ci accorgiamo che proprio piano non è: basta anche un piccolo dislivello per perdersi. E' incredibile come in pochi secondi ti ritrovi dall'essere con il gruppo all'essere perfettamente solo e senza un riferimento. E allora ti ritrovi a correre in lungo e in largo alla disperata ricerca di una nuvola di polvere che possa ricondurti nel gruppo: basta veramente poco! Sharif sceglie di accamparci per la notte in mezzo ad una duna. “Ohhh, finalmente tocchiamo la sabbia, quella vera” - penso tra me e me, le ultime parole famose. Sharif sale deciso su una duna seguito a breve distanza da Simone, Luca e Lucia. Io arrivo ai piedi della duna un po’ lento, provo a dar gas ma è tardi: salgo a stento e arrivo in cima quasi fermo eeee... caaaaaado!!! :-((((( Complimenti, alla prima duna sono già a terra! Che bravo che sono. ed inizio a montare la tenda: stendo il telo di copertura apro la tenda e monto i paletti: “dunque... dovrebbero essere qua, no; allora sono nel telo... nemmeno... cazzo cazzo cazzo, mi son scordato i paletti della tenda!” Lo sconforto mi assale: pensare che avevo controllato il bagaglio minuziosamente ed avevo anche controllato che la tenda fosse funzionante e invece mi ritrovo a migliaia di km da casa nel mezzo del deserto senza paletti :-((((( Non mi perdo d'animo e tra le risate dei miei compagni di viaggio monto lo stesso la tenda e aggancio la parte superiore ad una pala poggiata sulla jeep o ad una pianta: il risultato non sarà stato il massimo dell'estetica e della funzionalità ma almeno avevo un posto riparato dove dormire.
Il tempo di montare la tenda che Sharif ha già acceso il fuoco e si prepara a servirci il primo di una lunga serie di the. Ci sediamo anche noi intorno al fuoco, osservando stupiti i lenti movimenti con cui la nostra guida ci prepara la cena, la nostra cena di fine anno! Ogni mossa sembra studiata, mai una volta che si alzi per prendere qualcosa, tutto quello di cui ha bisogno è lì a portata di mano e ogni singola goccia d'acqua viene sfruttata fino all'ultimo senza il minimo spreco :-))))
Pistacchi ed anacardi, bruschette con l'olio, pasta con pezzi di capra essiccata e dell'ottima acqua minerale, il tutto servito stando seduti sulla sabbia intorno ad un fuoco ed in compagnia di amici conosciuti meno di un mese fa tramite internet: cosa vuoi di più dalla vita? Niente, anzi no: Marty. E' inutile negarlo, per qualche minuto ho pensato ai capodanni passati, alle abbuffate a base di cannelloni lenticchie e zampone, carne pandoro vino e spumanti vari, alle partite a carte e alle tombolate, ai petardi e alle notti in bianco in discoteca... poi... poi mi son guardato intorno, ho osservato le facce dei miei amici, il fuoco, le dune e più in alto, le stelle... sì, è stato senza ombra di dubbio uno dei capodanni più belli di sempre :-)))
Auguri! Il primo dell'anno scorre veloce nel deserto, con la sabbia che inizia a farla da padrone. Inizio a prendere confidenza con questo terreno, con la moto che affonda alla minima incertezza; non è facile ma ce la metto tutta! Guardo cosa fanno gli altri, li osservo, cerco di imparare il più in fretta possibile imponendomi di tener aperto il più possibile il gas: non è facile! Istintivamente si tende a mollare quando lo sterzo si alleggerisce ed invece è in quel momento che si dovrebbe dar gas. Simone e Lucia (SANTI SUBITO!) iniziano a sudare le sette camicie per tirar fuori dalla sabbia me e Luca con i nostri bisonti. Mano a mano inizio a prenderci la mano ed affronto con ritrovata convinzione il percorso; mi diverto sempre di più, inizio a disegnare le mie traiettorie, in un caso per evitare la sabbia smossa della jeep mi ritrovo a passare in un punto ripido di una duna: il dislivello è tale che finisco con lo sbattere con il casco contro il cupolino; nonostante questo tengo aperto il gas e la moto sale senza incertezze :-)))) GRANDE TRANSALP!!!!
Terzo giorno di deserto, la sabbia lascia di nuovo il posto ad immensi piattoni. Come fatto nei giorni precedenti continuo a passare fuoripista per evitare la thole. Di tanto in tanto trovo dei piccoli dossi, butto il peso indietro, do gas, e supero impennando il piccolo ostacolo :-))))... fino al quel maledetto dosso: come sempre accelero mi butto dietro e stacco entrambe le ruote da terra eeee.... “cazzo un altro dosso.... no non ce la faccio ad evitarlo....” Atterro su questo dosso, la ruota posteriore rimbalza ed io vengo scaraventato in avanti! Capisco quello che mi sta succedendo ma non riesco a far nulla, cado rovinosamente a terra! Qualche istante dopo mi ritrovo con la faccia al cielo. Sono stordito mi sembra di essermi rotto tutte le ossa... sento il rumore della Transalp che non si è spenta. Rimango steso per qualche secondo ma il camelbag mi costringe a tenere la schiena curva e decido di mettermi seduto. Arriva Lucia che da lontano ha visto l'incidente, mi chiede come sto e mi dice di sdraiarmi. “Cosa ti fa male?”, mi chiede. “Ho male alla spalla destra, non riesco quasi a muoverla”. Tolgo il camelbag e mi sdraio sotto gli occhi impauriti di Lucia. Mi chiede alcune cose, le rispondo senza sapere nemmeno quello che dico, sono frastornato. La spalla fa male e in più mi accorgo che anche la gamba destra ha preso una botta. “cazzo cazzo cazzo... ho rovinato tutto, ho rovinato il mio viaggio e forse quello degli altri... oltre che essermi fatto male seriamente” penso tra me e me. La moto è ancora a terra, mi alzo tra le proteste di Lucia (scusa), non sopporto l'idea di saperla a terra. Mentre la rialzo faccio una prima stima dei danni: pensavo si fosse distrutta in mille pezzi ed invece non ha danni evidenti. “Che vuoi fare?” chiede Lucia Provo a ripartire tanto siamo su una pista poi si vedrà. Arriva Simone che si era preoccupato nel non vederci arrivare: mi chiede come sto e se ho qualcosa di rotto. “Non lo so, so solo che la spalla mi fa male”.
Decido di risalire in sella e di proseguire: tiro l'aria e con mia grande sorpresa il mio bicilindrico torna a girare. Salgo in sella ma non riesco a allungare il braccio fino all'acceleratore: con la mano sinistra afferro il polso destro e lo porto all'acceleratore; lo riesco a muovere bene, ma la spalla mi fa vedere le stelle. Tiro giù gli occhiali e sotto gli occhi preoccupati di Lucia e Simone stringo i denti e mi avvio. Pochi km e raggiungiamo Luca e Sharif che mi tranquillizza: “Domani arriveremo a Gaht dove troveremo un piccolo ospedale”. Proseguiamo, incontriamo dei tratti con la sabbia dove fatico non poco a tener in piedi a moto. La spalla fa male e non riesco a far forza, Simo si offre di guidare la mia moto fino a Ghat.
Il giorno seguente arriviamo a Ghat, mentre gli altri fanno provviste io mi faccio visitare in un ospedale. “Niente di rotto” – mi dice un medico inglese e mi prescrive degli antidolorifici. Meno male, pensavo di essermi fatto male seriamente! Sharif mi propone di arrivare a Germa via asfalto e di aspettare lì il loro arrivo dopo 3 giorni, poi non so se Luca o chi, propone di far portare la mia moto con un’altra jeep a Germa (al prezzo di 40€) e di andare con gli altri stando sulla jeep di Sharif. Sono molto titubante ma Luca insiste affinché vada con loro: mai suggerimento fu tanto azzeccato! Mezzo paese si mobilita per caricare la mia moto sul pick-up e dopo pochi minuti partiamo alla volta dell'Akakus. Di tutti i luoghi attraversati l'Akakus è senz'altro il luogo più bello in assoluto. Rocce millenarie scolpite dal vento, incisioni rupestri, tracce dei nostri antenati che raccontano storie di animali che da molti millenni non popolano più queste zone. Ci vorrebbero delle settimane per scoprire questa zona del deserto ed invece ci passiamo poche ore, giusto il tempo di ammirarle che già siamo fuori. Questo è l'unico rimpianto che ho di questo giro: non aver visitato a dovere l'Akakus. La spalla pian piano migliora ed io mi metto a fare un po’ di camera - car con una delle telecamere di Simone. Proseguiamo verso Germa, una serie di piattoni di rocce e di sabbia si alternano: il nulla intorno a noi! Ma è un nulla che ha un fascino misterioso, che ci lascia a bocca aperta e che riempie i nostri sguardi mai pachi di un simile spettacolo. La sera pernottiamo ai piedi di una duna: sistemo le mie cose e salgo in cima. Uno spettacolo unico nel suo genere mi ripaga della fatica fatta :-))))) La notte mi sveglio per far pipì e ne approfitto per tornare in cima alla duna: una quantità infinita di stelle riempiono il cielo, una cosa mai vista prima! Rimango per l'ennesima volta a bocca aperta, i miei occhi si perdono tra le varie costellazioni! Di fronte ad uno spettacolo del genere i miei pensieri non possono che andare a Marty, che è lontana migliaia di km da me. Appena saputa la mia decisione di partire per l'Africa non mi ha mai ostacolato, solo una comprensibile paura nel vedermi partire per un viaggio cosi difficile, ma mai una parola di dissenso. Mi ha seguito ed aiutato nei preparativi e quando tutti gli dicevano che sbagliava a farmi partire lei non ha avuto un attimo di indecisione ed ha ribattuto che era giusto che io partissi. Per me è stato fondamentale il suo appoggio! Mi aveva chiesto di informarla di ogni cosa e di non nasconderle mai nulla. In 32 anni non l'ho mai fatto, lo faccio quella sera con un messaggio molto schietto:
”Ho avuto paura... mentre cadevo rivedevo uno dei tanti incidenti visti in tv, mi dicevo no non può essere, non sono io. Poi l'impatto, la paura di essermi fatto male, il dolore alla spalla, la moto devo rialzarla, no fermati non ti muovere rimani sdraiato, no non posso vederla cosi, mi sdraio a terra ma non voglio, voglio proseguire, ci provo la spalla mi fa vedere le stelle ma stringo i denti... Occhiali giù, non voglio che gli altri si accorgano che sto piangendo. E' stata dura...”
Dopo 3 giorni arriviamo a Germa, dove finalmente possiamo farci una doccia. Dopo poco Mohammed, il figlio di Sharif, bussa alla porta di Simone e gli chiede 60 dinari e prende i nostri passaporti con la scusa che deve sistemare dei documenti. Poco dopo mi chiama e mi porta a casa di uno per riprendere la moto. Strada facendo mi dice che devo dare 300€, avete capito bene trecento euro, per il parcheggio della mia moto. Mi sembra assurda una richiesta del genere tant'è che penso di aver capito male e gli dico di parlare con i miei amici. Raggiungiamo una casa, la mia moto è parcheggiata dentro a fianco di una sorta di letti dove, a detta del figlio, dormono gli occupanti della casa: tiro fuori la moto, la riaccendo e torno in hotel. I miei amici mi aspettano nel parcheggio un po’ preoccupati per le mie condizioni fisiche. Dopo aver rassicurato i miei amici, Mohammed riparte subito alla carica dicendo che dobbiamo 300€ al proprietario della casa per avermi tenuto in custodia la moto. Subito parte una feroce discussione, per noi una richiesta del genere è assurda, ma lui insiste nel chiederci quella somma. La discussione non porta a nulla, lui se ne torna a casa e noi rimaniamo in hotel senza i nostri passaporti. Più tardi arriva Sharif, parlo con lui delle richieste assurde del figlio e lui mi dice che per il parcheggio dobbiamo solo altri 40€: “Ok, 40€ va bene (oddio sono un po’ tantini per 3 giorni) ma non 300€”. Se ne va via dicendomi di non preoccuparmi.
La mattina seguente ad aspettarci troviamo sia Sharif sia il figlio, il quale insiste con la sua assurda richiesta. Parte un'altra feroce discussione, Sharif se ne lava le mani e dice di non capire quello che diciamo, noi ci rifiutiamo di pagarlo in quanto gli accordi erano ben altri. Partiamo lo stesso, Mohammed sale col padre e ci accompagna a far provviste. Sono molto spaventato, non so minimamente come uscire da questa situazione e la mia totale inesperienza in viaggi fuori dall'Italia si vede tutta. Penso ai passaporti in mano a Mohammed, al fatto che senza di quelli sono cavoli acidi. Prima di ripartire lo vedo che da a Sharif i nostri passaporti e mi tranquillizzo.
Ripartiamo alla volta di Idri, attraverso il deserto. Non so ancora come si comporterà la spalla dopo 3 giorni di riposo in jeep. Ho paura di farmi male ma ancor più di diventare un peso per gli altri. Parto tranquillo, la spalla mi da un po’ fastidio ma riesco a guidare bene lo stesso. Sgonfiamo le gomme e iniziamo a filare veloci sulla sabbia. Una duna poi un'altra poi un lunghissimo piattone... filiamo veloci tra un insabbiamento e l'altro. La spalla è ok, e mi diverto come un bambino :-))) Me la godo di gusto, provo un piacere di guida che non ha eguali e affronto con determinazione le asperità del terreno :-))))
Poco prima di pranzo la jeep si insabbia, una due, tre volte e poi finisce col rompere la trasmissione :-((((( Sharif inizia a chiamare i suoi familiari per farsi portare dei pezzi di ricambio mentre Luca e Simone iniziano a smontare la jeep in pieno deserto. Avevo sentito parlare di trasmissioni smontate nei luoghi più assurdi, ma mai avrei pensato di vederlo con i miei occhi. Inizia un lavoro di squadra dove ognuno dà il suo contributo. Misteriosamente verso sera i nostri passaporti fanno la loro comparsa davanti alla jeep di Sharif. Rimaniamo fermi due giorni in pieno deserto in attesa una volta della corona e una volta del pignone. Finisce che Sharif se ne torna a casa con la sola trazione anteriore mentre noi proseguiamo accompagnati da suo amico. Abbiamo perso due giorni, quasi sicuramente da Idri dovremo proseguire via asfalto :-((((
Mi godo questa ultima giornata di deserto, giocando come un bambino tra le dune. La moto tra un insabbiamento e l'altro va da Dio, sarà che c'ho preso la mano ma riesco finalmente ad andare come vorrei, mi sento come un surfista su una onda e come lui disegno traiettorie alla ricerca del velocità e del divertimento, supero una duna, poi un'altra, affronto un muro di sabbia, spalanco il gas e la moto sale senza incertezze, scendo, affondo, altra duna, stavolta scendo dando gas e la moto sfiora la sabbia senza affondare “yahoooo!!!! guarda come vado!!!!” salgo su una duna, piego a sinistra disegnando una lunghissima parabola, scendo velocissimo e mi fiondo su quella successiva....
RAGAZZI CHE SPASSO :-))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))) Verso l'una arriviamo ad Idri stanchi (in 5 ore di deserto ho bevuto 6 litri d'acqua, ho mangiato due barrette e del miele), è tardi e decidiamo definitivamente di proseguire via asfalto :-((( Gonfiamo le gomme, Luca rimonta le ganasce del freno posteriore tolte tre ore prima in cima ad una duna, io ne approfitto per mandare un messaggio ai miei fratelli: “...certo, non sarò bravo come Edi Orioli o Giò Sala, però oggi mentre filavo a 100km/h sulle dune...un po’ come loro mi ci son sentito...”
Raggiungiamo Birak dove ci fermiamo a dormire in un hotel molto economico: 75€ a testa compresa cena. Ragazzi, se passate da quelle parti non vi ci fermate!
Dopo una “lauta” colazione a base di uova e uno yogurt, dirigiamo via asfalto verso il confine tunisino. Sono molto rilassato, penso tra me e me: “Le difficoltà sono finite, adesso ci aspetta una lunga tappa di trasferimento fino a casa...” le ultime parole famose, mannaggia a me e quando non sto zitto. I primi 150 km scorrono tranquilli ma poi inizia a soffiare un vento forte: dapprima è solo vento che solleva un po’ di sabbia ma dopo pranzo diventa una vera tempesta di sabbia. Procediamo a 60 km/h con il vento di traverso, le moto inclinate a contrastare la forza del vento e con visibilità ridotta al minimo. Non possiamo fermarci, non c'è un riparo a pagarlo oro, proseguiamo con difficoltà con la sabbia che si infila ovunque. Penso al filtro aria e a quanta sabbia ci sarà finita, penso a quante volte nei giorni scorsi mi ero ripromesso di pulirlo. Una volta raggiunto l'hotel è d'obbligo la pulizia, ma con mia grande sorpresa mi accorgo che nonostante i 10 giorni di deserto e la tempesta di sabbia appena superata, il mio filtro è solo leggermente impolverato e decido di non toccarlo :-)))).
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